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THE BEATLES: At The Hollywood Bowl

01 the beatles cover

The Beatles ed il loro primo album live. Si esibirono tre volte all’Hollywood Bowl di Los Angeles, precisamente il 23 agosto 1964 ed il 29/30 agosto 1965. Da due anni avevano firmato un contratto discografico per la EMI. La Capitol Records li registrò per “fotografare” l’impatto sonoro di quei quattro ragazzi sulla folla. Ma le registrazioni non potevano competere con le registrazioni in studio. Allora era possibile registrare solamente a tre tracce, quindi unicamente tre fonti sonore (per esempio voce, chitarra, batteria), su tre tracce separate, per poi eventualmente rimaneggiarle in fase di mixaggio. Il produttore discografico statunitense Voyle Gilmore (Frank Sinatra), con la collaborazione degli ingegneri di registrazione Hugh Davies (23/08/1964) e Pete Abbott (29-30/08/1965) tentò le registrazioni vintage: i risultati furono deludenti, la registrazione del 29 fu inutilizzabile; il caos, o meglio il panico, che regnava nelle serate era incredibile, 17000 polmoni sani e giovani producevano schiamazzi da 120 dB (come il decollo di un aereo), e per di più gli stessi Beatles utilizzavano altoparlanti/monitor non “fold back”, pertanto nemmeno loro potevano sentire cosa stessero cantando! Su richiesta del presidente della Capitol, Bhaskar Menon, George Martin nel 1977 (dopo dodici anni), seppur con molte perplessità, accettò di ascoltare quei primi nastri e fu colpito dall’atmosfera elettrizzante e dall’energia grezza che ne derivava. Ed insieme allo stimato ingegnere del suono Geoff Emerick (poi ‘Revolver’, ‘Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band’, il 'White Album' ed ‘Abbey Road’), trasferì i nastri su supporti multitraccia soffiando continuamente aria sul registratore per mantenerlo fresco perché si surriscaldava. Il passaggio successivo fu filtrarli, equalizzarli e remixarli (opera congiunta di G. Emerick e W. Traugott). Non fu eseguito nessun ridoppiaggio, le voci e gli strumenti rimasero originali (gli equilibri vocali di tre voci su una traccia ne sono una prova). Si trattava di esibizioni come quelle di Liverpool, Londra, New York, Washington, Tokyo, Sydney, ovunque straordinarie, che immortalavano non solo la “voce dei Beatles”, ma l’espressione dell’entusiasmo” dei giovani di tutto il mondo! Tanto clamore per i quattro ragazzi dal caschetto lucido che avrebbero poi realizzato un capolavoro dietro l’altro, sempre alla ricerca di nuovi orizzonti e dotati di un’inventiva spontanea e traboccante (altro che Boy City Rollers, boyband scozzese, citata nei ricordi scritti del vinile, band invece mai pervenuta a casa mia; a proposito Lucy, la figlia di George Martin, una volta chiese al padre se i Beatles fossero grandi quanto i Boy City Rollers). Stupefacente vedere ancora l’effetto che fanno queste canzonette sulla rigidità del corpo di mio padre. Disco souvenir trovato in un negozio di Montmartre, a Parigi, e che avrei potuto facilmente trovare in Italia (ad un prezzo anche leggermente inferiore), ma edito dalla francese Pathé Marconi; un disco che può essere considerato un indizio sul proseguo del gruppo Silver Beatles che ha cambiato la storia della musica, e che in quegli anni eseguiva live un certo numero di cover anni ’50-’60 (cinque in questo disco), e canzoni pop (per alcuni da riempimento) dalla durata punk (due minuti)! Il suono è chiaro, il remix è molto buono, si delinea molto bene la linea di basso, e le grida non risultano fastidiose all’ascolto, omaggiano la vivacità della componente pubblico (esaltazione, ammirazione, foga), che ormai viene spesso tralasciata (troppo impegnata a registrare video sui propri cellulari). E’ un album in corsa (26 minuti)! Emerge il colpo di plettro ruvido di Lennon in “Dizzy Miss Lizzy”. Traspare la musicalità di Ringo in “Ticket To Ride” che, fuori tempo, aggiunge un colpo che fa gioco di squadra con il riff di chitarra e gli accenti. L’unicità di voce di Paul McCartney caratterizza “Can’t Buy My Love” (assenza di seconda e terza voce). In “Things We Said Today” i colpi di scena della chitarra sono incursioni di allegria al loop di nostalgia. Scaturisce voce energica dalla timidezza e introversione di Ringo nella cover “Boys”. Rimane un po’ penalizzato dall’audio l’accordo spiazzante, dissonante dell’intro di “A Hard Day’s Night, che sembra essere suonato solamente dalle chitarre (tre chitarre più pianoforte nell’album studio). Travolgenti “Help”, “All My Loving” e “She Loves You”. Energia pura, senza tempo. Esperienza da archeologia musicale.

P 1977 Palrlophone-EMI (UK)/Capitol Records (US)

Tracklist
Side One
01. Twist And Shout (B. Russel, P. Medley)
02. She’s A Woman
03. Dizzy Miss Lizzy (L. Williams)
04. Ticket To Ride
05. Can’t Buy Me Love
06. Things We Said Today
07. Roll over Beethoven (Chuk Berry)
Side Two
08. Boys (L. Dixon, W. Farrell)
09. A Hard Day’s Night
10. Help
11. All My Loving
12. She Loves You
13. Long Tall Sally (Johnson, Penniman, Blackwell)

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