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BRUCE DICKINSON: More Balls To Picasso

01 more balls to picasso cover

‘Balls To Picasso’ (1994), secondo album di Bruce Dickinson, dopo trentuno anni muta in ‘More Balls To Picasso’, in un prodotto parzialmente ri-registrato, remixato e rimasterizzato. Re-mixato con il sistema Dolby Atmos. Molte etichette negli ultimi anni aggiornano i loro cataloghi ripubblicando gli album in questa nuova dimensione (The Beatles, ‘Abbey Road', Miles Davis, ‘Kind Of Blue’, recentemente Chicago, ‘Chicago II’), e Dickinson aggiorna la sua discografia da solista. Tecnologia che consente una maggior separazione degli elementi musicali, e maggior profondità del suono, larghezza e altezza della gamma del suono. Esperienza immersiva (dicono), se supportata da speaker che supportano la stessa tecnologia (opzione attivabile sul cellulare). Con il Dolby Atmos gli oggetti musicali possono essere riposizionati in punti diversi nello spazio (intorno, sopra, a destra, a sinistra, sotto, la testa dell’ascoltatore). Nel mio caso non ho avuto la possibilità di provare un ascolto multidirezionale e super immersivo di questa nuova versione. Ho utilizzato una piattaforma che utilizza di default il sistema, ma con cuffie normali stereo e non AirPods o Beats, e l’ascolto è comunque risultato leggermente più dinamico per via di un suono più chiaro e pulito (anche se la mia copia di cd del 1994 mi gratificava già nel mio impianto stereo). ‘More Balls To Picasso’ ripesca il principio madre del cubismo di “scomposizione e ricomposizione”, e crea una nuova percezione della realtà di questo album che già nel 1994 si configurava come una rottura, una svolta con la sua stessa carriera musicale di un Bruce Dickinson lontano dalla produzione artistica firmata Iron Maiden, che dava vita ad un’opera artistica frammentata e scomposta, con più punti di vista (per i diversi generi presenti); un’opera sfaccettata, spigolosa e dall’immagine complessiva non unitaria che non usava un chiaroscuro o sfumature, ma tinte piene e linguaggi musicali diretti, senza ricorrere a strumenti collanti, armonizzanti. Il bisogno di Bruce allora era di rappresentare qualcosa che non si vedeva! Ora, nel 2025, sfrutta la tecnologia per guidare l’ascoltatore ed arricchirne la conoscenza. E da pittore indossa le vesti di scultore cubista, catturando la mobilità del suo oggetto d’arte. E’ un po’ come se avesse utilizzato l’AI per correggere, plasmare la sua opera, e renderla più simile a quell’idea di progetto già ambizioso che frullava nella sua testa (arte intellettiva).

L’album viene parzialmente ri-registrato, aggiungendo nuove strumentazioni alla band originale dei Tribe Of Gypsies. Credo che la scelta di aggiungere parti di chitarra di Philip Naslund sia stata motivata dal desiderio di rafforzare il suono dello strumento che doveva svolgere da collante, da amalgama, e allo stesso tempo conferire un sound più pesante. Per assurdo la sezione di fiati dalla Berklee College Of Music, aggiunta al funk e al rap già presenti nell’originale di “Shoot All The Clowns” rende la traccia ancora più crossover (disco considerato dalla critica atipico, non metal e discontinuo). La stessa traccia viene aggiunta come bonus in versione Live Studio, e si caratterizza per un’interpretazione più “attaccabrighe” di Bruce. Un risultato sonoro più travolgente lo ottiene “Sacred Cowboys”, resa già esplosiva e più veloce nelle versioni live 1995 (riedita nel 2005) ‘Alive in Studio A’ (con altra line-up). A mio giudizio l’impattante “Tears Of the Dragon” resta ancora più bella nella versione originaria; preferisco la concentrazione del suono sull’arpeggio e sull’effetto heavy che non sull’orchestrazione aggiunta: aspetto che probabilmente potrà essere apprezzato da chi usufruisce di un audio spaziale personalizzato. Presumo che 'More Balls To Picasso' resterà un prodotto incompreso proprio a causa della componente tecnologica: d’altronde (metaforicamente) in questo tempo ha preso piede la Tesla, o la soluzione ibrida, ma per disponibilità/impossibilità al cambiamento si continua ancora a viaggiare con benzina/diesel. Nel tempo questo disco continua ad essere l’ennesimo colpo di punta di un uomo narrante e magnetico come Dickinson (in realtà è un supereroe), ancora più sorprendente nelle esecuzioni live: è sempre riuscito a gonfiare/sgonfiare fraseggi con acuti, scale cromatiche e discese in toni profondi. La fattezza artistica di questo progetto è indiscutibile!

“’Tattoed Millionaire’ lo avevo fatto per divertimento. Il disco successivo (‘Balls To Picasso’) aveva qualcosa di molto più serio, e non volevo che fosse una trita rimasticatura dell’hard rock anni Settanta; band come i Soundgarden e i Faith No More avevano un sound innovativo, mentre quelle del metal tradizionale spesso sembravano transessuali che avevano bisogno di radersi. I Maiden erano rimasti lontani dalle definizioni, anche se ce ne avevano appiccicate addosso parecchie: il problema era quello di stabilire qual era il mio posto nel rock contemporaneo, sempre che ce lo avessi, un posto.” (A cosa serve questo pulsante? Bruce Dickinson, Autobiografia, Puo’ contenere heavy metal in volo, HarperCollins. 2018).

P 1994-2025 BMG

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